Il Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin esprime il cordoglio dell’associazione per l’improvvisa scomparsa di Adriano Jadran Savarin, esule da Capodistria e Delegato provinciale di Lecco dell’ANVGD dal 2021.
Amministratore condominiale, dirigente provinciale anche dell’Associazione Nazionale Carabinieri e grande patriota, Savarin ha contribuito a svolgere sempre più cerimonie ed eventi in occasione del Giorno del Ricordo a Mandello del Lago, ove risiedeva, a Lecco e in tutta la provincia, illustrando le vicende storiche del confine orientale italiano e raccontando l’esperienza della propria famiglia che trascorse 18 mesi nel Centro Raccolta Profughi di Cremona.
«Abbiamo avuto la fortuna di essere stati accolti dal Comune di Lecco che ha dato un lavoro a mio padre e devo dire che questo ha permesso a me e alla mia famiglia di essere davvero italiani, visto che italiani lo siamo due volte, per nascita e per il fatto che da italiani, arrivati in Italia, davanti a un funzionario pubblico abbiamo attestato la nostra italianità» aveva ricordato in occasione della cerimonia del Giorno del Ricordo 2024 sul tratto del Lungolago di Lecco dedicato ai Martiri delle Foibe. [Leccoonline – 24/02/2025]
In altre occasioni ha ricordato le drammatiche dinamiche dell’abbandono dell’Istria: «A Isola d’Istria – aveva spiegato durante una serata promossa a Nibionno dall’amministrazione comunale – avevamo una piccola casa: abbiamo venduto tutto e con i soldi ci siamo avviati verso Trieste, dove ci attendevano: hanno perquisito mio padre, gli hanno sequestrato il denaro e ci hanno rimandato indietro. L’appartamento dove vivevamo nel frattempo era stato occupato ed è servito un prestito per poter ritentare, sei mesi dopo, la partenza, senza successo. Poi una notte mio padre riuscì a valicare il confine, con mia madre che fece poi lo stesso con i figli, finendo su un carro merci verso la risiera di San Sabba di Trieste, adibita a Campo Profughi. Sapevo, inoltre, che mio nonno e mio zio erano morti in guerra. Solo nel 2012 mia madre ha avuto il coraggio di dire, con un filo di voce, che erano stati infoibati, a metà strada tra Trieste e Fiume, prima si vergognava. Il pensiero comune è sempre stato che noi avevamo qualcosa di diverso, eravamo colpevoli. Di cosa non lo sappiamo: è qualcosa che uno non può immaginare»
Adriano Jadran Savarin lascia la moglie Elena e i figli Stella e Andrea: i funerali si terranno mercoledì 26 febbraio alle ore 15:00 nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore a Mandello.
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