Dalla nostra redazione di Montevideo, Federica Manzitti
La loro e’ una storia diversa. Una storia che ancora bagna di lacrime gli occhi. Il loro viaggio e' stato diverso. il loro ritorno diverso de quello degli altri emigrati italiani, perché e' impossibile.
L’emigrazione giuliana nel mondo non ha radici nella poverta', nell'avventura, nell'inguenita', le ha nell'odio razziale che con forza propulsiva li ha cacciati dalle loro case che erano in Istria, a Fiume, in Dalmazia sotto l'occupazione jugoslava, trasformato in indifferenza nell'Italia ferita a morte del dopoguerra.
Per questo ancora oggi raccontare l'emigrazione di questa genia così' speciale di italiani nel mondo non e' facile, soprattutto per i protagonisti. Se ne sta incaricando una mostra organizzata dalla Associazione Giuliani nel Mondo in giro in questi mesi in Sud America; a carattere storico-documentario il materiale esposto gia' in Argentina, Australia e Nord America, racconta in 50 pannelli il viaggio, l'arrivo e il non ritorno degli emigrati originari delle province di Trieste e di Gorizia, e degli esuli, provenienti dall'Istria, da Fiume, dalle Isole del Quarnero e dalla Dalmazia, abbandonate in massa a seguito dell'occupazione jugoslava alla fine della seconda guerra mondiale.
La mostra e’ itinerante e si arricchisce di nuovi contributi in ogni paese con cui viene ospitata. Tra ottobre e dicembre prossimo arriverá in Uruguay all' Istituto Italiano di Cultura, e poi in Cile, Brasile e Venezuela.
Per questo con un recente viaggio di in Sud America il presidente dell' Associazione Dario Locchi, ha nvitato tutti i discendenti di giuliani a fornire nuovo materiale: documentaristico, fotografico, storico, certificati, notizie "e quant`altro possa spiegare l'avventura di questo popolo.”
“Peggio che perdere le nostre case, le nostre aziende, le nostre citta', e' stato perdere il ricordo", racconta Gianfranco Premuda presidente dell' Associazione in Uruguay. “Pochi italiani riescono a capire cosa significhi perdere il ricordo" aggiunge. Perdere il ricordo non e' perdere la capacita' di ricordare, ma sapere che le case, le terre, le citta', i porti, le campagne dai cui provengono hanno perso memoria di loro..
"A Fiume dove l'80, 90 percento della popolazione era italiana, oggi non resta che qualche vecchio che non fara` iI 2 percento della popolazione. Le case in cui siamo nati sono abitate da persone che non parlano la nostra lingua che non sanno nulla di noi".
Non sono stati gli esuli a dimenticare, e' la loro terra che ha perso memoria di loro. "Per questo non possiamo piu´ tornare. Questo fa la differenza fra noi e gli altri emigrati italiani che invece possono ancora scegliere. I miei genitori non sono mai tornati neanche dopo la caduta di Tito. Trieste e´l´unico posto al mondo dove almeno possiamo ancora sentir parlare il nostro dialetto”.
Le foto del campi allestiti in fretta e furia nell´Italia del dopoguerra, quelle classiche delle navi in partenza per le Americhe, i primi domicili nelle nuove terre di residenza, le prime imprese messe su, l´arte di arrangiarsi e tirare avanti senza perdere l´identita´. Questo racconta la mostra allestita a Trieste in occasione della Giornata del Ricordo che sta itinerando in questo angolo del mondo.
Raccogliere materiale e´tanto piu` importante quanto grande e`il vuoto documentale e storiográfico che pesa su questa fetta di storia italiana.
Ci sarebbe solo un documentario dell`Istituto Luce della “Fuggita di Pola” e qualche troppo timido tentativo di riprodurre in un film la memoria negata dei giuliani.
“Per un giuliano e`piu`facile essere italiano in Uruguay che in Italia. Questo paese non ci ha mai fatto sentire stranieri nemmeno un momento. Rispetto ad altri andati in Canada ed in Australia possiamo dirci fortunati”
La concentrazione maggiore di giuliano – discendenti nella Repubblica Orientale e`las Piedras, localita`alle porte di Montevideo a forte vocazione agricola e vinicola. Li`ancora oggi si organizzano le riunioni, spesso davanti ad un buon vino e ad un piatto tipico portato da casa.
La storia di Premuda e`emblematica della rete solidale che nell`avversita`si e`sempre stretta intorno ai giuliani. Emigrato a 5 anni con la famiglia, madre padre e fratello, a Misiones “Nella foresta vergine” dice, ha visto cambiare il suo destino di pioniere nella remota regione argentina da una fatalita`. Per caso la nonna, camminando per strade di Roma incontro` un corregionale. Era Luigi Ossoinack, un giuliano nipote di un membro del Parlamento a Budapest quando Fiume era il porto dell'Ungheria. Ossoinack si informa sulla famiglia. “Perche`a Misiones?”, si sorprende. Dica a suo figlio di andare a Montevideo, lí`ci sono dei fiumani che stanno aprendo un`impresa ed hanno bisogno di personale qualificato”. Cosí anche i Premuda insieme ai Percovich e a tanti altri si ritrovarono in Uruguay.
Oggi si contano ancora 70 famiglie di discendenti. Ma la comunita` giuliana e`vitale ovunque nel mondo. Pubblica 12 periodici e si tiene costantemente in contatto grazie anche ad un sito internet (http://www.giulianinelmondo.com/) che riceve quotidianamente numerosi contatti. Un indirizzo utile al quale segnalare che si hanno foto documenti e ricordi del viaggio in Sud America.