benvenuti1

“L’Isola che non c’è”, il dolore e il riscatto di Nino Benvenuti – 25lug13

«Oggi mi sento un po’ più istriano», ha esordito Nino Benvenuti in apertura della presentazione del suo libro L’Isola che non c’è (Libreria Sportiva Eraclea, Roma 2013), scritto a quattro mani con il giornalista Mauro Grimaldi, svoltasi a Roma il 24 luglio alle 19.00 nella suggestiva cornice del Celio, dirimpetto al Colosseo e alla splendida quinta del Palatino.

La presentazione, organizzata dal Comitato 10 Febbraio nell’ambito degli eventi previsti per la manifestazione estiva «All’ombra del Colosseo», ha visto la partecipazione di un folto ed interessato pubblico formato prevalentemente da giovani, incuriositi dalla presenza di una gloria mondiale dello sport italiano, e di esuli accorsi a salutare il “loro” campione olimpico.

«Un po’ più istriano», ha detto Benvenuti, perché la composizione del libro che rievoca la sua esperienza dell’esodo gli ha permesso di ripensare la sua vicenda famigliare segnata dal dramma dell’esilio e di giungere ad una ancora maggiore consapevolezza dei valori rappresentati dall’essere un italiano dell’Istria, costretto ad abbandonare il suo orizzonte natale per reinventarsi una vita altrove, in un contesto non di rado indifferente se non ostile. «Mentre il vaporetto mi portava via – scrive Benvenuti nel suo libro – restai a guardare Isola fino a quando non scomparve dai miei occhi. […] Anche se dono riuscito a rifarmi una vita, non mi sono mai scrollato di dosso queste immagini»

«Sono nato pugile», ha ripetuto più volte, ma la sua figura, al tempo dell’agonismo ed oggi, appariva ed appare singolarmente gentile e generosa, come le parole che ha speso per descrivere il suo atteggiamento verso quanti, al momento dell’esodo, hanno costretto gli italiani alla fuga: «avrei potuto odiare, ma ho riflettuto ed ho pensato che, se avessi odiato, sarei stato un uomo peggiore». Non sarà stato facile, ma, ha proseguito «quando torno a Isola sono sereno, rivedo la mia casa, ritrovo i miei cari nel cimitero, non nutro rancore». Ma «sono istriano», ha ribadito non senza qualche momento di commozione, di spalle alla bandiera dell’Istria che aveva portato per esporla, «non sono triestino come mi hanno indicato tanti giornalisti e commentatori. Perché a quel tempo dell’Istria, della Dalmazia non si doveva parlare, dovevano parere “morte”, finite, ma non lo erano, perché sono vive».

Un forte richiamo dunque all’identità ma anche alla forza d’animo che nobilita l’uomo e ne accentua i valori positivi, che nel caso del pugile istriano si combinano con i più nobili valori dello sport. Una bandiera dell’agonismo giuliano-dalmato, dunque, questo è stato Benvenuti per gli esuli nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera, al pari di altri grandi come Abdon Pamich o Orlando Sirola, o Ulderico Sergo, medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936 e allenatore di Benvenuti quando questi, giovanissimo, approdò a Trieste con la famiglia esodata. Un campione di famiglia, insomma, il cui successo agonistico riscattava l’ingiustizia dell’esilio, un simbolo, sempre sorridente, della forza di volontà che conduce l’uomo a più alti esiti.

Un sentito saluto ai presenti è stato porto dal Presidente nazionale dell’ANVGD Antonio Ballarin, il cui intervento ha marcato il senso profondo della memoria per la storia degli italiani d’Istria e Dalmazia, «memoria e non semplicemente ricordo», ha sottolineato, perché la memoria è duratura e prospettica, e sulla prospettiva operano l’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia e le altre associazioni dell’esodo per restituire unitarietà ad un popolo diviso dall’esilio ma unito dalla condivisione dell’amore per la stessa terra, per la stessa cultura. Tutto fondato sulla progettualità, il saluto di Ballarin, non senza aver anzitutto rievocato gli anni durissimi del primo dopoguerra, la precarietà dei campi profughi e l’ostilità di tanti ambienti nei confronti degli esuli, e non senza aver fatto riferimento alla comunità connazionale nei territori oggi a sovranità slovena e croata, con la quale si dovrà condividere un nuovo, costruttivo percorso in direzione della conservazione e della affermazione della antica presenza italiana nella regione istriana, quarnerina e dalmata.

Intenso anche il saluto del Direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume, Marino Micich, che ha colto l’occasione per ricordare alcune della pagine più dolorose della storia dei territori orientali, la memoria delle migliaia di italiani infoibati e l’ancora impossibile recupero delle salme dai luoghi sinora identificati, come a Castua. Un percorso, questo verso l’acquisizione di una completa verità, ancora da proseguire e completare, ha rimarcato Micich.

La presentazione è stata moderata dal Presidente del Comitato 10 Febbraio Michele Pigliucci e dal responsabile attività teatrali e progettazione, Emanuele Merlino. Ha portato i saluti dell’Associazione Nazionale Dalmata Carla Cace.

Il video è visibile su YouTube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=_0H8WOnUkAA

© ANVGD nazionale

 

 

 

Nino Benvenuti firma alcune copie del suo libro per i fans (foto Anvgd)

 

 

benvenuti2

 

Il presidente nazionale ANVGD Ballarin interviene alla presentazione del libro (foto Anvgd)

0 Condivisioni

Scopri i nostri Podcast

Scopri le storie dei grandi campioni Giuliano Dalmati e le relazioni politico-culturali tra l’Italia e gli Stati rivieraschi dell’Adriatico attraverso i nostri podcast.